Association internationale de Papyrologues

International Association of Papyrologists




In memoriam Orsolina Montevecchi

1911-2009


Discours prononcé durant l'Assemblée Générale de l'AIP réunie à Genève le 21 août 2010
Speech delivered during the General Assembly of the AIP gathered in in Geneva on August 21st, 2010 par - by: Carla Balconi



Nata a Gambettola, in Romagna, il 18 marzo 1911, all'età di sei anni si trasferì a Milano, dove seguì tutto il percorso scolastico fino alla laurea conseguita nel 1935 con una tesi in Papirologia sotto la guida di Aristide Calderini, al quale subentrò nell'insegnamento di questa disciplina dal 1953, prima come professore incaricato e in seguito come professore ordinario. Insegnò anche per incarico Antichità greche e romane dal 1958 al 1981. Nel 1986 fu collocata a riposo dall'insegnamento ma non dalla direzione di Aegyptus, la rivista in cui avevano avuto inizio le sue pubblicazioni: la direzione le era stata affidata alla morte del fondatore Aristide Calderini (15 settembre 1968), e ad essa la Montevecchi si dedicò con abnegazione per ben trentaquattro annate, recuperando in poco tempo il ritardo conseguente alla scomparsa del fondatore.

Membro dell'AIP, ne fu presidente dal 1983 al 1989. La Montevecchi partecipò ad almeno quindici Congressi Internazionali di Papirologia a partire da quello che si tenne a Oxford nel 1937. Quando i nostri congressi internazionali ripresero regolarmente con cadenza triennale dopo la lunga interruzione a causa del secondo conflitto mondiale, la Montevecchi fu presente a Vienna nel 1955, a Oslo nel 1958, a Varsavia-Cracovia nel 1961, a Milano nel 1965. Dal 1971 (Marbourg) al 1998 (Firenze) partecipò ininterrottamente presentando puntualmente una relazione: i suoi interventi lucidi e brillanti erano molto apprezzati dai colleghi che la facevano segno della loro grande stima. Dal 1974 al 1998 la Montevecchi si fece sempre accompagnare ai congressi dai suoi allievi; in quattro di queste occasioni fece anche omaggio di fascicoli di P. Med. studiati dai componenti della scuola da lei diretta, e presentati in prima lettura ai partecipanti: nel luglio 1974 a Oxford, nel maggio 1983 a Napoli, nel maggio 1986 ad Atene e nel settembre 1989 al Cairo.

Intervenne a numerosi altri convegni in Italia e all'estero, sempre presentando un suo contributo originale: ricordo i convegni promossi dalla Société Internationale d'Etudes Néroniennes negli anni 1977, 1982 e 1987 e quelli organizzati dall'Istituto Italiano per la Civiltà Egizia (IICE), di cui era stata socio fondatore nel 1986.

Fu anche membro dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere.

Nel 1990 fu insignita del titolo di professore emerito di Papirologia dell’Università Cattolica di Milano.

Anche il Comune di Milano, in riconoscimento dei suoi meriti, le attribuì la Civica Benemerenza premiandola con la medaglia d'argento, nella cerimonia svoltasi a Palazzo Marino il 7 dicembre 1993.

Dal 1968 la Montevecchi aveva incominciato a incrementare, a scopo didattico, la collezione di papiri dell’Università Cattolica, arrivando a triplicarla, nel corso degli anni, rispetto al nucleo primitivo costituito a suo tempo da Aristide Calderini. Ella procurò inoltre altro materiale antico in lingua greca proveniente dall’Egitto e risalente alle epoche tolemaica, romana e bizantina: ostraca, tavolette lignee, bolli d’anfora ed epigrafi. Queste ultime, restaurate, dal 1999 sono collocate nell’atrio della cripta dell’Aula Magna dell’Università.

Organizzò – nel 1974, nel 1985 e nel 1990 – mostre di papiri, per far conoscere a studenti, colleghi e personale della nostra Università i pezzi più importanti della collezione, e i visitatori – anche esterni – furono molto numerosi. Promosse e guidò in diverse occasioni viaggi in Egitto per studenti di tutte le Facoltà, i quali tornavano entusiasti da quel Paese in cui avevano avuto la fortuna di essere guidati da una studiosa tanto insigne.

La sua produzione scientifica è molto vasta e ricopre l’arco di più di settant’anni: la sua prima pubblicazione risale al 1932, quando era ancora studente, la sua ultima al 2003, ma ha continuato a dedicarsi ai suoi studi fino all'età di novantasei anni. Trattò temi diversissimi che toccano tutti i settori della Papirologia: dalle iniziali ricerche di sociologia ai Corpora Papyrorum Graecarum, dei quali si stava ancora occupando negli ultimi anni di vita, con lo studio delle epikriseis; dagli imperatori romani nei loro rapporti con la provincia d'Egitto alla sua amministrazione e alla sua popolazione multietnica, dall’edizione di papiri di varie collezioni al fondamentale manuale di Papirologia edito nel 1972, dalla Papirologia cristiana agli studi lessicali. I suoi scritti si distinguono per le molte intuizioni geniali e per la chiarezza espositiva: in ognuno di essi è possibile trovare la nuova tessera di un mosaico che va a completare le nostre conoscenze papirologiche. Persino nelle recensioni, anch’esse numerosissime, ha saputo inserire spunti e suggerimenti interessanti.

Dopo la frattura del femore nel maggio 2004 e del bacino nell'ottobre dello stesso anno si riprese prodigiosamente e ricominciò a camminare ed a uscire, sia pure sempre accompagnata, ma non venne più in Università. Continuò però ad occuparsi di Papirologia, lavorando a casa. Dall'estate del 2007, in seguito a una seconda frattura del femore – aveva 96 anni compiuti – non riuscì più a dedicarsi ai suoi amati studi e incominciò piano piano a peggiorare, tanto che nel novembre 2008 si rese necessario il ricovero in casa di riposo, dove si spense il 1° febbraio 2009.

La sua è stata una vita piena, non solo in ambito scientifico. Mi parlava spesso dei suoi familiari: i nonni, i genitori, gli zii materni con i quali era vissuta a Milano, i due fratelli e le due sorelle, gli undici nipoti (due dei quali le premorirono) e i numerosissimi pronipoti: a tutti era molto affezionata e ne seguiva le vicende, non facendo mai mancare la sua partecipe vicinanza non solo nei momenti di gioia, ma anche e soprattutto nei momenti dolorosi della loro vita.

Mi hanno sempre colpita in lei, oltre alla genialità di studiosa, le sue molte doti, prime fra tutte l'operosità, la tenacia, l'infaticabilità, l'umanità, la disponibilità, la capacità di farsi sempre presente e vicina a chi ne avesse bisogno. È stata punto di riferimento per molti allievi e colleghi, che la ricordano con gratitudine e affetto.